L'Attentato di Parigi spiegato ai miei alunni

17.11.15 MadreCreativa 0 Comments

Sabato sono entrata in classe ed ho finto che nulla fosse successo. Avevo bisogno di raccogliere maggiori informazioni, di capire, di trovare parole delicate per parlare dell'attentato di Parigi ai miei alunni. Dovevo essere pronta a rispondere alle loro domande, dovevo riuscire ad affrontare i loro occhi pieni d'interrogativi e non ce la facevo, perciò ho fatto finta di nulla, anche se sentivo forte in me il bisogno di parlarne con loro.
Tornata a casa ho trascorso il resto del week-end ad informarmi, a leggere notizie, aggiornamenti, a costruirmi un ipotetico discorso nella testa, in modo da non farmi trovare impreparata.
Lunedì entrata in classe ho iniziato a spiegare storia ed il caso ha voluto che l'argomento del giorno fosse proprio la conquista dell'Arabia, Maometto e l'Islam.
Quando ho detto ai miei studenti che la radice della parola Islam è "salam" che in arabo vuol dire "pace" tra di loro sono iniziati i commenti ed è lì che ho preso la palla al balzo ed ho chiesto se sapevano cosa era successo venerdì a Parigi.

Con mia somma meraviglia (trattandosi di ragazzini di prima media), erano tutti informati. Dopo aver sentito cosa sapevano, ho chiesto come si sentivano dopo un episodio del genere.
La maggior parte di loro è spaventata: "ho paura che succeda anche qui in Italia", "hanno minacciato che attaccheranno Roma", "io ho paura anche a venire a scuola"!.
A questo punto sono intervenuta ed ho spiegato loro cosa è successo a Parigi e perché, esortandoli a non avere paura, dicendo loro che queste persone sono una minoranza e che se noi abbiamo paura, facciamo il loro gioco.
Li ho invitati a guardare al diverso come ad una risorsa, che le diversità ci arricchiscono non ci devono dividere. Che non dobbiamo rispondere all'odio con l'odio, ma con la pace. Che la religione non c'entra nulla, che queste persone si nascondono dietro la religione, ma vogliono seminare solo terrore e noi non dobbiamo permetterglielo!
Ho invitato loro a svolgere un piccolo esercizio quotidiano: di guardarsi intorno e vedere quante cose belle hanno, quanto sono fortunati.
Anche se alla loro giovane età è facile sentirsi sfortunati, che provino a vedere la bellezza delle piccole cose che li circonda: il sorriso di un amico, le coccole della mamma, la partita di calcio vinta, la loro canzone preferita mandata per caso alla radio.
Ho concluso la nostra discussione con la lettura di questa poesia del poeta palestinese Mahmoud Darwish:
Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell'acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole. 
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

Augurando loro, il nostro futuro, di essere candele nel buio, capaci di accendere con il loro pensiero questo mondo e renderlo un posto migliore!

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